Dachsbracke

Esprimere con parole semplici e chiare le ragioni, ma anche i sentimenti, che sono alla base dell’incredibile rapporto che vicendevolmente s’instaura tra un Dachsbracke e il suo conduttore, non è facile.

Franz Simmet, con una frase scritta nell’opera “La vita di un cacciatore in Bosnia-Erzegovina” si è avvicinato molto alla sintesi di questo rapporto:

“Se fossi sicuro di poter cacciare con il mio Dachsbracke in Paradiso, farei del mio meglio per essere un santo e arrivarci”.

Dal giorno in cui un Dachsbracke entra nella vita del proprio conduttore, si diventa compagni di vita ancor prima che di caccia: condividerete il solito divano, giocherete nella fase dell’addestramento, imparerete insieme a seguire e recuperare ungulati feriti, a cacciare cinghiali con il sistema della “girata” nelle situazioni più difficili.

Rischierete molto, soprattutto lui, che qualche volta avrà la peggio nell’affrontare i pericolosi verri di cui porterà indelebile, sul corpo, le cicatrici delle ferite inferte con gli affilati canini.  

Cercherete cinghiali in punta di…scarponi e zampe, silenziosi e rispettosi di tutto quanto all’intorno, sussurrando i comandi, voi, e senza abbaiare a vanvera, lui, incrociando spesso gli sguardi perché il vostro Dachsbracke sa che deve condurvi alla lestra senza staccarvi troppo, e quando trova le bestie nere dovrete essere vicini e all’occorrenza difenderlo.

Attraverserete boschi, torrenti, pascoli, distese di ginestre e fitta macchia: alla fine del percorso, improvviso, potente, risoluto, l’abbaio a fermo per indicarvi i cinghiali dentro il fitto dei rovi.

Il vostro Dachsbracke canterà con voce squillante quando i cinghiali si muoveranno spinti verso le poste e…bam! ...bam!

Qualche volta un cinghiale cadrà e lui gli sarà sopra, soddisfatto di prendersi il premio, affondando i canini nelle setole irsute; altre volte non cadrà e passerà le poste, ma lui ritornerà presto, senza perdersi in lunghi inseguimenti. Sarete sollevati quando sentirete il campano sulla via del ritorno e contenti di vederlo agitare gioiosamente la grossa coda.

Quanto vi godrete quei momenti!

I Dachsbracke sono così, vivono per te, e ti cambiano la vita, ti arricchiscono d’affetto, e inevitabilmente gli vuoi bene come a un pezzetto della famiglia.

E’ prerogativa della razza, forse la più importante, che un Dachsbracke bene addestrato possa stabilire con il conduttore un rapporto molto forte, quasi possessivo, della serie “Guai a chi mi tocca il padrone”, ma anche “Sappi che vado a combattere con quei bestioni neri perché tu, mio conduttore, me lo chiedi”, nonostante le terrificanti cariche o le ferite inferte dagli affilati canini.

L’addestramento è importante per tutti i cani, quelli che utilizziamo a caccia e quelli di cui vogliamo semplicemente godere della compagnia, ma lo è ancor di più per il Dachsbracke, soprattutto in previsione del delicato e non sempre facile lavoro che dovrà svolgere.

L’addestramento va tarato, dosato, soprattutto condiviso, non imposto, con il Dachsbracke che vi accompagnerà nel percorso.

Bisogna iniziare presto ad educare il nostro cane, come per tutti i cuccioli delle specie che si vuole ammaestrare, compreso i cuccioli d’uomo. Siamo impastati con i geni dei nostri genitori, che ci hanno dato una fisionomia ben definita: mori o biondi, alti o bassi, e questo non si può cambiare. I bambini nascono anche buoni e tranquilli, e questo va bene, oppure agitati e monelli, questo non va bene e si può cambiare, con l’educazione, l’insegnamento dei genitori, gradualmente nei primi anni di vita perché sarà molto difficile addomesticare un adolescente cresciuto selvatico.

Così è per i Dachsbracke: se i genitori sono di sicura genealogia, i cuccioli nascono morfologicamente negli standard previsti per la razza, con la giusta altezza, la lunghezza proporzionata, la testa corretta, le zampone con i giusti appiombi, le orecchie piatte e lunghe sino al canino, la coda ben innestata in alto, grossa e con pelo lungo nella parte inferiore che la fa accostare ad una spazzola, il mantello fitto, ricco di sottopelo, di colore rosso cervo più o meno carbonato o nero focato. Questo non si può cambiare.

Ma dimostrerà di esse diversamente più abile di noi, solo se riusciremo a fare emergere le qualità e le caratteristiche della razza, che nel cane ci sono, ma che devono essere tirate fuori e ammaestrate, come sgrezzare un diamante dalla luce purissima ma racchiuso all’interno di un involucro di rozza pietra.

Alcuni punti dell’involucro saranno teneri e di facile sgretolamento, tanto da fare apparire presto i primi risultati; altre parti saranno più dure da scalfire, tenaci e quindi laboriose, avranno bisogno di più tempo, pazienza, perseveranza, ma alla fine, se saremo stati bravi, il nostro Dachsbracke ci stupirà per la focosa intelligenza, la brillantezza delle prestazioni, e ci conquisterà, come ammaliati dalla lucentezza del diamante, ormai privo dell’involucro di rozza pietra.

Regola inderogabile quindi, se mai deciderai di far entrare un Dachsbracke nella tua vita, che tu lo voglia addestrare da traccia o da caccia non importa, se vorrai avere un rapporto con il tuo cane che ti dia il massimo della soddisfazione e del risultato possibile, dovrà essere un cucciolo di sessanta giorni di età, al massimo novanta. Non esiste “mi compro un dach fatto”, non ci sono soldi che possano pagare il rapporto speciale che si crea tra conduttore e cane quando l’addestramento comincia da cucciolo.

Dachsbracke Dachsbracke


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