Chi siamo

Siamo l’Associazione specializzata, unica riconosciuta dal 1999 dall’E.N.C.I. (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) e dalla F.C.I. (Fédération Cynologique Internationale), che tutela la razza Alpenlaendische Dachsbracke in Italia.

Il compito principale dell’Associazione è svolgere ogni più efficiente azione per migliorare, incrementare e valorizzare la razza, potenziarne la selezione e l'allevamento, senza alcun fine di lucro (art. 1 dello Statuto).

Per il conseguimento di tali fini la Società (art. 2 dello Statuto):

a) Propaganda la divulgazione ed il miglioramento dei cani appartenenti alla razza ed assiste, nei limiti delle proprie possibilità, i suoi associati in tutte le iniziative che abbiano un interesse generale rivolto al raggiungimento degli scopi anzidetti;

b) E’ associata all' Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (E.N.C.I.) del quale osserva le norme e le direttive, assolvendo scrupolosamente gli incarichi che le saranno da esso delegati;

c) Organizza manifestazioni, direttamente o in collaborazione con l'E.N.C.I., con le Società cinofile da questo riconosciute oppure con altri Enti o Società specializzate, anch'essi interessati a tale iniziative, richiedendo l'approvazione preventiva e il riconoscimento dell’E.N.C.I., nel quadro e con la disciplina da questi stabilite;

d) Favorisce attraverso la pubblicazione di studi ed articoli sulle riviste specializzate la preparazione teorica e pratica di quanti si interessano alla razza relativamente agli aspetti zootecnici e venatori, all'allevamento ed all'utilizzazione dei cani.


CENNI STORICI, VALORIZZAZIONE E UTILIZZO DELLA RAZZA IN ITALIA.

Razza originaria dell’Austria, l’Alpenlaendische Dachsbracke è da sempre presente nelle montagne del Tirolo; pare quindi corretto affermare che la razza è diventata italiana nel 1919, quando alla fine della prima guerra mondiale, i territori a sud del Brennero furono separati dal Tirolo austriaco e assegnati all’Italia.

In Austria l’A.D. viene utilizzato dal cacciatore in montagna come cane da traccia su pista di sangue per la ricerca di grossa selvaggina ferita (ungulati), o come segugio per la caccia alla lepre o alla volpe.

Tale utilizzo è consolidato anche in Italia.

Non è dato sapere, però, chi ha avuto l’intuizione di provarne le qualità, così ben espresse in montagna, anche negli ambienti mediterranei, sensibilmente diversi dal paese d’origine e anche dalla restante parte d’Europa dove sono utilizzati nella caccia al cinghiale. Comunque è stata una grande intuizione, perché ha consentito alla cinofilia venatoria italiana di arricchirsi con un fuoriclasse, un singolo cane dalle zampe corte, in grado di fronteggiare da solo anche i cinghiali nostrani nell’impenetrabile macchia mediterranea o negli intricati roveti delle terre incolte che ormai ricoprono abbondantemente il suolo Italiano. Nelle immense foreste come nelle pianure coltivate della mezza Europa, il nostro piccolo cane ha dimostrato d’essere impavido di fronte agli enormi verri, intelligente nel fronteggiarli e segnalarli con il potente abbaio a fermo, agile a schivarne gli attacchi grazie alla potente muscolatura, amichevole e attaccato al padrone conduttore tanto da non abbandonarlo mai per molto tempo.

Attualmente la razza è in grande espansione in Italia, tanto che negli ultimi anni sono stati iscritti presso i registri genealogici E.N.C.I. (Registro Origini Italiane) mediamente 500 cuccioli all’anno.


OBBIETTIVI ZOOTECNICI

E’ riscontrata disomogeneità nell’aspetto morfologico tra diverse correnti di sangue pur rientrando i singoli soggetti negli standard di razza.

In particolare le correnti provenienti dall’area austro-ungarica, con aspetto fisico molto potente e muscoloso, con arti corti e robusti, pelo folto e ruvido, sono spesso dissimili dalle correnti dell’ex Jugoslavia che hanno aspetto più agile, arti meno robusti, pelo meno folto.

Disomogeneità si riscontra anche nel metodo di lavoro essendo gli “austro-ungarici” soggetti generalmente più metodici nella cerca, molto collegati con il conduttore, che seguono la traccia del selvatico con naso a terra, meno propensi a dare voce in seguita ma più pronti al rientro; mentre le correnti dell’ex Jugoslavia danno cani più veloci, più indipendenti nella cerca, più propensi ad accostare il cinghiale con naso al vento, che danno voce squillante in seguita ma più lunghi nel rientro.

L’Associazione ritiene che la razza sia la più idonea del gruppo 6, per doti e caratteristiche morfologiche, al prelievo del cinghiale con il sistema della girata e particolarmente per il controllo dell’ungulato nelle aree protette.

Per questo, al fine di preparare soggetti idonei all’utilizzo di cui sopra, da avviare alla riproduzione per selezionare ed esaltarne le caratteristiche tecniche, l’Associazione si è dotata di uno specifico regolamento di razza per le prove di lavoro e per il conseguimento del brevetto di “Cane limiere” e di “Cane idoneo al lavoro da singolo su cinghiale” con assegnazione del “Certificato Iscrizione Classe Lavoro” (C.I.C.L.) e del “Certificato Attitudine Campionato” (C.A.C.)

Di pari passo sarà fondamentale anche selezionare riproduttori con caratteristiche morfologiche eccellenti, sancite dal giudizio di esperti giudici nelle esposizioni di bellezza, raduni di razza e prove speciali.

L’obbiettivo zootecnico, supportato oltre che da considerazioni cinotecniche, anche da esigenze di tipo normativo applicate alla gestione faunistica-venatoria del cinghiale, è quello di indirizzare la selezione verso un “tipo italiano” di Dachsbracke che sia il compendio tra le caratteristiche di lavoro e morfologiche delle correnti di sangue austro-ungariche e dell’ex Jugoslavia.


 

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